Farm Cultural Park – Il Paese dalle porte aperte

La mia è diventata una terra di ritorni. Sembrano lontanissimi i tempi in cui si trovava al centro di rotte commerciali e storia, incastonata com’è tra tre continenti, punto in cui confluivano le eccellenze di ogni popolo, in perenne fermento culturale. I nostri nonni cominciarono a fuggire da qui, a causa della guerra. Anche oggi noi dobbiamo allontanarci dalla Sicilia, per lavoro, per l’emarginazione tecnologica ed infrastrutturale che la soffoca. Sempre più sindaci dei piccoli paesi sono costretti a svendere gli immobili demaniali pur di contrastare il totale spopolamento. Eppure qualcosa si può fare… volendo…

Favara è un piccolo paese alle porte di Agrigento. Come tanti altri, rischiava di contare più decessi che nascite al suo anagrafe. Questo nonostante sia una cittadina deliziosa, in cui è un piacere trascorrere l’estate scoprendone patrimonio storico e culturale non indifferente. Eppure il centro cadeva a pezzi: nel 2010 crollò un edificio uccidendo due abitanti.

Sembra facile

Andrea e Florinda vivevano a Parigi, e andando contro corrente hanno deciso di tornare per esser felici e far crescere le proprie figlie in Sicilia. Uniti dalla passione per l’arte contemporanea pian piano acquistano edificio dopo edificio per ristrutturarli e ridare decoro a quel tessuto urbano in decadenza. “Vogliamo creare la seconda attrazione turistica di Agrigento dopo la Valle dei Templi” dissero al sindaco, illustrandogli la loro idea folle, e lui rise anche se loro non gli chiesero un centesimo. Con la sola forza delle loro braccia e di chi ha creduto il loro hanno creato il Farm Cultural Park.

Ingresso

Oggi il quartiere dei 7 cortili, dalla chiara conformazione urbanistica di matrice araba, pullula di giovani artisti e turisti da tutto il mondo, accolti dai favaresi come fossero parenti ritrovati. La città tutta è viva attiva ed entusiasta, partecipa attivamente ad ogni manifestazione promossa ed investe in questo progetto che sa di buono. C’è lo spazio dedicato all’inclusione culturale, per la libera espressione e per coltivare giovani menti con laboratori di architettura e orti urbani. Ma il punto di forza della nostra gente è sempre stato l’ospitalità: pittoreschi ristoranti e caffè tematici trovano il loro spazio tra le viuzze insieme a strutture ricettive più o meno lussuose, cosí che non si riescono più a contare i paesi dai quali provengono, a ciclo continuo, gli artisti per le residenze artistiche.

E’ così che il sud della Sicilia ha smesso di respingere e cominciato ad attrarre. E nuovamente si può tornare a godere di ogni novità venuta da lontano, acquisire esperienza da nuove esperienze e riempire le braccia aperte delle signore del paese alle quali piace aver sempre qualcuno da accogliere in calorosi abbracci.

We are where we want to be

E’ un museo al quale non si accede tramite una porta ma imboccando un vicolo, e le porte che vi si affacciano sono tutte aperte, un esplicito invito a ficcare il naso. Il processo di riqualificazione territoriale ha provocato un eterno cambiamento in cui questo quartiere rinnovato si evolve continuamente, ampliandosi e trasformandosi ad ogni nuova permanenza e mostra. La libertà di espressione totale dei creativi è di casa: murales, installazioni, citazioni ed esibizioni, è tutto come il perenne sobbollire di un calderone che genera ottimi profumi che si spandono per tutta l’area e oltre.

Put in Trash

Come tutti credo, prima di recarmi al Farm Cultural Park, ho dato un occhiata su Instagram alle meravigliose foto colorate che vi furono scattate negli anni e, fatta eccezione per alcuni must come la happines flag a pois e il logo con la giraffa, era evidente che non avrei mai trovato quel che altri avevano visto, e nessuno troverà esattamente ciò di cui io ho goduto! È un perenne trasformarsi di colori e spazi in cui  il valore delle opere non conta, è un museo in cui sono le persone ne hanno, nel loro modo di esprimersi manifestare il loro pensiero e comunicarlo ognuno attraverso il proprio stile.

Sembra una cosa dell’altro mondo, vero? E invece in ogni angolo sono presenti elementi di Folklore tipicamente locale come la meravigliosa luminaria a forma di Sicilia (che mi ha provocato un raptus cleptomane che a stento ho frenato) e la più classica espressione di rivincita del nostro dialetto: SUCA scritti sul fondale della piscina e adesivi incollati a casaccio… io non mi son fatta cogliere impreparata 😉

Giardino all’araba

L’ironia è il punto forte del carattere isolano e qui ha lo spazio necessario che serve ad alleggerire la visita del parco, tra contenuti dissacranti, giochi di parole, studio e denuncia.

Put in Trash

Tornano a mischiarsi i popoli attraverso pezzi della collezione permanente: l’opera “Dacci oggi il nostro pane” mi ha particolarmente toccato: attraverso le parole della preghiera simbolo del Cristianesimo, scritte in cinese, arabo e greco, ci si ritrova tutti uguali e baciati dallo stesso sole, che proiettando le ombre, di queste sculture bianche affisse alle facciate altrettanto candide, ne permette la lettura in prestabilite ore del giorno.

“Dacci oggi il nostro pane”

L’esposizione temporanea che ho trovato durante il mio breve soggiorno, riguardava la biennale delle città del Mondo “Countless Cities”, e portare 53 capitali in un così piccolo paese della Sicilia, attraverso analisi architettoniche, fotografie, vignette e design è una sfida vinta che restituisce all’isola il ruolo di ombelico del mondo. Di edificio in edificio si può godere di dettagliatissimi studi sull’architettura pubblica, privata e turistica di tutto il continente africano, con un corredo fotografico dettagliatissimo, di stanze in azzurro e bianco in cui ogni città degli Stati Uniti trova spazio con la proprio peculiarità politica e il suo atteggiamento verso l’ecologia, si prosegue con uno spazio d’incontro documentato e riprodotto in un grande salotto come il Cinema Impero di Asmara. La curatela mostra tutta la sua sapienza riguardo le corrette regole espositive che si avvalgono anche di supporti multimediali e allestimenti di impatto e di dettaglio. Avete ancora tempo fino al 27 ottobre per andare a visitarla.

Mi piace molto come Il giornale dell’architettura racconta così di questa mostra, e approfondisce anche un’altro aspetto delle poliedriche iniziative promosse da Florinda Saieva e Andrea Bartoli:

Fino al 27 ottobre i padiglioni saranno animati da conferenze e incontri, ma l’instancabile attività del team di Farm Cultural Park non si esaurisce con l’organizzazione di “Countless Cities”. La prossima iniziativa è prevista il 25 settembre con la costituzione della Società per Azioni BUONE (spaB) di Favara, un nuovo soggetto giuridico che punta a mettere insieme persone che possiedono immobili strategici per lo sviluppo urbano, con altre che possono investire denaro e altre ancora che hanno le competenze per portare avanti il processo di rigenerazione. L’idea è in sostanza quella di trasformare ciascun cittadino in un leader civico capace di contribuire al cambiamento del proprio territorio, investendo i propri capitali e competenze su progetti di utilità sociale e collettiva. Secondo gli ideatori, la spaB di Favara permetterà di sperimentare un modello di rigenerazione urbana che potrà ispirare i legislatori verso norme capaci di mettere il “cittadino al centro” poiché, come più volte ripetuto dalla coppia Bartoli-Saieva, invece di lamentarsi del presente occorre continuare a sognare e lavorare sodo per progettare e costruire il futuro.

Farm, come dicevo, non è racchiuso solo in un quartiere ma coinvolge anche altri edifici storici del paese, allestendo altri padiglioni anche in siti culturali che rischierebbero di esser messi in ombra, valorizzandoli e promuovendoli, come Palazzo Cafisi (anche’esso custode di una collezione contemporanea) e Palazzo Micciché. Da quel che ho visto sui social, in questi giorni si sta allestendo un’altra serie di installazioni dedicate all’architettura che coinvolgerà anche il castello Chiaramonte, edificio del quale mi sono perdutamente innamorata!

Castello Chiaramonte Favara

La sensazione è quella di vedere un’idea realizzata, che ha generato spazio per mille altre idee, innescando una reazione a catena che mi auguro sia inarrestabile ed altamente contagiosa!

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