Perché la Francia non ci restituisce la Gioconda?

Nel 1799 Vittorio Alfieri raccolse versi e aforismi, pubblicando il Contravveleno poetico per la pestilenza corrente, una parte di ciò, che da postumo, diventerà il Misogallo, scritto satirico antifrancese.

La rivalità tra Italia e Francia non è cosa recente e non riguarda solo il calcio. Loro ci guardano con aria di superiorità e storcono il naso per il nostro esser caciaroni, noi li accusiamo di esser snob e di non farsi il bidet, ed è così ormai da secoli. Ma quello che proprio non riusciamo a mandar giù è che abbiano la “nostra” Gioconda e che non ce la vogliano restituire! Questione internazionale entrata nel folklore europeo ancor prima del campionato di calcio mondiale del 2006.

La rivendicazione della proprietà italiana del dipinto si deve alla coscienza comune che accusa Napoleone di averlo razziato e portato al Louvre insieme alle centinaia di pezzi d’arte raccolti durante la Campagna d’Italia.

Bonaparte ce ne fece di danni, saccheggiò ducati e regni nel nostro bel paese, portando via con se capolavori classici come il Lacoonte, tavole dipinte di Giotto e Cimabue, dipinti eccellenti di Raffaello, Veronese, persino il leone alato di Venezia e i cavalli di Piazza San Marco. Nella lista della spesa di Napoleone c’è il Codice Atlantico a firma di Da Vinci, ma la Monnalisa no…

Giorgio Vasari, già nel 1550, scrive nel Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori:

 “Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Mona Lisa sua moglie; e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il Re Francesco di Francia in Fontanableo; nella qual testa chi voleva vedere quanto l’arte potesse imitar la natura, agevolmente si poteva comprendere, perché quivi | erano contrafatte tutte le minuzie che si possono con sottigliezza dipignere.”

Commissionata nei primi anni nel 1500 a Leonardo dal mercante di seta Francesco del Giocondo, la Monna Lisa sarebbe la moglie del committente, Lisa Gherardini, ma l’opera non fu mai consegnata perché protrasse la sua lavorazione minuziosa per almeno 4 anni.

Proseguendo con la lettura della descrizione dell’opera, Vasari si sofferma su dettagli che mettono in dubbio che si tratti della Gioconda, dato che così tanto si sofferma con minuzia sulla precisione con il quale ha dipinto pelo per pelo ogni sopracciglio… ma quale sopracciglio?! Lei non ne ha, infatti un’altra ipotesi attribuirebbe questo volto alla Brandana: Pacifica Brandana fu un’urbinate amante di Giuliano De’ Medici (reale committente dell’opera) che morì di parto mettendo al mondo un suo erede riconosciuto, Ippolito…ma questa è un’altra storia tutta da approfondire….*

Chiunque essa sia, è certo che Leonardo non terminando il ritratto lo porti con se ovunque vada, prima a Milano, poi a Roma e infine al maniero di Clos Lucé, vicino Amboise, dove alloggerà fino alla sua morte alle dipendenze di Francesco I.

Non è chiaro in che modo Lisa sia finita tra le mani del re, se per lascito testamentario, data al buona amicizia che legava il sovrano ed il pittore o per l’avidità di uno degli allievi, Gian Giacomo Caprotti detto il Salai, che lo vendette al re per 4000 ducati d’oro dopo il suo decesso.

Da allora, per quattro secoli, il ritratto più famoso del mondo non rimise più piede nello stivale, rimase al di là delle Alpi fin dal 1517. Francesco I conservò il dipinto nel suo alloggio privato al Palazzo di Fontainebleau; alla sua morte, la sua stanza fu trasformata in una galleria d’arte. Luigi XV si portò il dipinto alla Reggia di Versailles, e per un po’, il dipinto fu appeso nella camera da letto di Napoleone, nel palazzo delle Tuileries. La Monna Lisa trovò una sede permanente solo nel 1793, quando il Louvre di Parigi aprì la collezione d’arte reale mettendola a disposizione del pubblico.

Solo dopo il 21 agosto 1911, suo malgrado tornò in Italia perché oggetto di uno dei furti più famoso al mondo: Vincenzo Peruggia, guardiano al Louvre smontando dal suo turno se la infilò sotto la giacca e la portò via dal Salon Sarrè dove era esposta. 18 mesi dopo, lui stesso contattò un antiquario di Firenze per far sì che, dietro pagamento di  pochi spiccioli, tornasse ad essere esposta nel suo paese di origine. L’antiquario (senza cuore) lo denunciò e lo fece arrestare restituendo al museo parigino nel 1913 il suo pezzo forte. Ma di questa storia parleremo più nel dettaglio in futuro se vi va.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1939, per la preoccupazione che la Gioconda potesse essere danneggiata dalle bombe o rubata dai nazisti fu trasportata al in un luogo segreto.

 Alla luce di ciò, risultano assolutamente inutili le sceneggiate napoletane di Vittorio Sgarbi che monta in macchina diretto in Francia a battere i pugni per farsi restituire il quadro. Non le conosce le leggi internazionali in materia di beni culturali?

All’articolo 75 e seguenti del Codice dei Beni Bulturali e del Paesaggio trattano delle restituzioni dei beni culturali alla patria di provenienza, per beni illecitamente esportati, o che siano rimasti all’estero nonostante la scadenza di un eventuale visto temporaneo per l’espatrio. E’ per di più prevista la collaborazione tra Stati dell’UE per questo genere di delicate operazioni. Riguardo ai requisiti che un qualsiasi bene culturale debba avere per essere restituito, è necessario consultare i patti redatti tra gli stati aderenti della convezione internazionale dell’ UNIDROIT (Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato) tra cui vi sono Francia e Svizzera. Al capitolo II, riguardo le Restituzioni di beni culturali rubati recita (ispirandosi al nostro codice):

“[…]La richiesta di restituzione deve essere presentata entro un termine relativo di tre anni dal momento in cui il richiedente è venuto a conoscenza del luogo in cui si trova il bene culturale e dell’identità del suo attuale possessore.

Il termine di prescrizione assoluto è di 50 anni dal momento in cui è avvenuto il furto o lo scavo abusivo11 .

Per i beni culturali che fanno parte di una collezione pubblica, di un monumento o di un sito archeologico o che sono destinati ad uso sacro, tradizionale o rituale di una comunità autoctona o tribale è prevista l’imprescrittibilità.”.

La Monna Lisa non ha nessun valore etnografico né religioso, né ha mai fatto parte delle collezioni statali o nobiliari italiane, non è stata rubata ma trasportata dall’autore stesso e non fa parte di nessun bottino di guerra. Semplicemente non c’è nessun termine per poterne richiedere la custodia. Ed è inutile canticchiare nauseanti musichette di tristissime suonerie, o lanciare invettive come Giorgia Meloni rivendicando la patria di Leonardo, la Gioconda gli spetta perché così ha voluto Leonardo.

Credo che sia totalmente inutile andare a chiedere a Macron anche tutti i dipinti di Modigliani o di portarci via pezzetto per pezzetto l’anfiteatro di Arles solo perché opera dell’ingegno italiano, no? E vi dirò di più: non tutte le opere italiane predate durante i furti napoleonici hanno fatto ritorno in Italia dopo il trattato di Tolentino, per una questione di incuria dei Ducati di Toscana e delle Marche che non hanno avuto l’accortezza di richiedere la restituzione dei loro capolavori trafugati.

Se vi va di rosicare, così, per mantenere viva la tradizione, fate pure ma lasciate che i francesi facciano indossare alla Gioconda la maglia della loro nazionale di calcio, e arrabbiatevi, piuttosto, per l’appropriazione indebita delle Nozze di Cana del Veronese, della Maestà del Louvre di Cimabue, della Pala Barbadori di Filippo Lippi, dello Sposalizio della Vergine di Perugino, delle Stigmate di San Francesco di Giotto

*http://www.artspecialday.com/9art/2018/01/06/lezioni-darte-gioconda-sorriso-enigmatico/

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Sitografia e Bibliografia

L’eterno dilemma: la Gioconda è italiana o francese?

L’eterno dilemma: la Gioconda è italiana o francese?

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